La Via del Cuore

Ananda Ma

Sabato pomeriggio mi sono sentita precipitare. Una “notte nera dell’anima”! Sono sprofondata nella fragilità più totale e ho provato la sensazione destabilizzante come di aver perso tutto. Quasi da subito mi sono arresa, senza sforzo e senza alcuna volontà personale. Come l’unica cosa che fosse possibile. Ora realizzo che è stato dolcissimo! Mi sono permessa di sprofondare nella fragilità, ci ho respirato dentro e sono entrata in sessione così. Nuda nell’anima. E nel trasmettere a parole ciò che provavo da uno spazio di immobilità, pochi attimi sono bastati perché tutto si espandesse. E man mano che mi espandevo “interiormente”, su un piano non tanto fisico, ma di dimensione, “qualcosa dentro di me” diventava sempre più verticale. Ciò che pochi minuti dopo c’era, era potenza. Il potere del Cuore, del Sé che è Amore. In sala, un unico campo di Silenzio. Maestro: tu ormai trasmetti il Silenzio con potenza. O se vuoi una formula impersonale: il silenzio si trasmette con potenza attraverso te. La stragrande maggioranza degli aspiranti che ottiene dei risultati spirituali significativi, in genere ha purificato solo un piano, diciamo quello che va dal diaframma alla sommità del capo. Dopo che si è purificato il piano più facile, si acquista la capacità di andare giù a purificare il piano immediatamente inferiore. Allora si va ancora più su, e quindi si può scendere ancora più giù! Ecco che la sadhana appare un andar su e giù! Altrimenti, un aspirante che ha purificato solo il piano più facile può anche passare una giornata da quasi-Buddha, ma non la manterrà, perché prima o poi le impurità che non ha ancora purificato e di cui non si rende ancora conto lo tireranno giù. Malika: Oggi ho lasciato che il processo andasse avanti. E ancora ho lasciato che fosse ciò che era. Nel continuare a stare spontaneamente nel QuieOra, le emozioni egoiche si manifestavano liberamente, ma non attaccavano. La Gioia perennemente presente ha preso il sopravvento. L’ego, con le sue dinamiche, continuava a presentarsi. Ma non ha mai preso il posto in primo piano sullo sfondo. Ad un certo punto, a metà pomeriggio, chiudo gli occhi un istante, un istante eterno, e scende nel mio corpo, dall’alto, una pioggia che mi vuota il corpo. Ciò che rimane di tutte queste ore trascorse da sabato è semplicemente “lascio che sia”. In una resa dolcissima che mi ha riempita, nutrita di gioia e amore. La pace ritrovata. Pratico la sadhana. Sale una vibrazione. Mi alzo e mi parte la kundalini. Vibro per un tempo infinito. Si impossessa totalmente del corpo. I piedi si staccano da terra, ma allo stesso tempo erano radicati alla Terra, ad una Forza potentissima che mi teneva. Non c’era più nessuno che si scuoteva. Già provata infinite volte, ma stavolta con una intensità sconvolgente. Meraviglioso! Quando si esaurisce, mi siedo in sadhana. Plesso solare sconvolto. Sensazione di vomito. Benissimo, ok. Io e la nausea che opprimeva lo stomaco. Io e te. Sì. Ti respiro e ti intensifico. Ti amo e non ti giudico. Non lotto con te. Nessuna paura. Ad un certo punto, nella sadhana che è rimasta immobile, un movimento energetico partito dall’alto, da una spaziosità senza limiti, a cono abbraccia quello che aveva preso le sembianze di una palla rotonda, un nucleo nel plesso solare, di dimensione piccola, su un altro piano. E il movimento era anche in senso inverso. Questo fascio a cono assorbiva il nucleo e il nucleo si faceva assorbire dal fascio a cono. Indescrivibile la Bellezza di questa esperienza. Innaffiare i fiori e potare le rose, dopo, è stato poesia. Maestro: Malika, io so cosa emani. Ti avevo detto che avresti avuto una sadhana breve, anche se non è ancora finita. Tu sei arrivata ad essere sempre nel momento presente, sei stabile. È Manolaya (la dissoluzione temporanea dell’ego). Quando è Manonasa (la dissoluzione definitiva) non ci sono più desideri né intenzione. Continuando così la incontri. Ormai sei aspirata dal Sé… Il plesso solare è il primo avamposto della mente inconscia. Quello che dici a proposito del plesso solare è giusto. In genere, arrivati a questo punto, i processi di integrazione e purificazione sono veloci, ma non è detto che siano veloci come i tuoi. Malika: (martedì 31 luglio). Quanta energia che si è liberata! Il Sé rimane immobile, ma nel corpo sento traboccare un vulcano. Stamattina il (mio) plesso solare irradia più Luce del Sole! Maestro: Quello che dici del plesso solare conferma che la purificazione in te avviene velocissimamente. È giunto il momento che il tuo nome spirituale cambi e che rispetti il tuo stato stabile nel Sè. Ananda Ma. Il tuo nome da ora è Ananda Ma. Ananda è un tipo di beatitudine spirituale e trascendente, è Gioia, Delizia. Ma è Madre. Madre permeata di Gioia. Quando tutto sarà Ananda ci sarà una grande realizzazione. Perciò Ananda Ma, come ogni nome spirituale, è anche un augurio e una meta. La Liberazione Finale. Ananda Ma (Malika)

La via dello yoga tantrico sciamanico: Un Cammino di Risveglio infallibile, impeccabile, irreversibile

Nella Natura cogliamo l’essenza della vita, quella che non si aggrappa all’oggettività delle cose. In Natura tutto è impermanente, tutto appare e scompare come luce di lampo. Il sogno più bello da creare sta proprio nell’impermanenza: prova a fermare il disegno di una nuvola! forse puoi cogliere qualche forma in una nuvola, ma poi ti accorgi che svanisce in pochiВ  istanti. Le immagini amano svanire! E come diceva Shakespeare, noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni – o delle immagini – dunque, anche noi amiamo svanire. Solo che ci hanno indottrinati ad avere paura di ciò che non possiamo controllare, e soprattutto ci hanno condizionato ad aver paura della morte, di tutto ciò che muta, svanisce, si trasforma. Così pensiamo che il vero appagamento sia nel possedere, nell’avere il controllo di tutta la nostra vita, dimenticandoci della nostra natura selvatica, selvaggia, libera da ogni retro-pensiero e giudizio moralistico. Al di là del bene e del male, c’è l’anima che ruggisce e che chiede di essere svelata. Perché noi siamo anima! E la vita che crediamo essere reale non è altro che un sogno, una proiezione dell’anima, delle immagini che abbiamo dentro di noi e con le quali siamo identificati fino a che non ci risvegliamo da questo sogno, da questa illusione di un senso oggettivo delle cose e degli eventi. La vita che si crede essere reale non è che una creazione immaginale dell’anima. A questo uscire dall’inganno a cui per secoli l’uomo è stato sottoposto, a questo disvelamento dell’anima che è entrare in contatto con la sostanza invisibile, spirituale di cui siamo fatti, si può dare un nome che ha una poesia incredibile, nonché una forza di “RISVEGLIO” di incommensurabile valore: il MATRIMONIO MISTICO. Lo Yoga Tantrico Sciamanico ha origini antichissime, addirittura ancestrali, e attraverso le sue pratiche puoi prendere atto e sperimentare su di te, giorno dopo giorno, notte dopo notte, in ogni momento della tua vita, che tutto è sogno, illusione, proiezione. Uscendo da questo inganno, inizia il tuo viaggio verso la strada definitiva della Libertà. Inizia il tuo grande cammino che ti porterà a scoprire che tutto è anima. La Via dello Yoga Tantrico Sciamanico è un cammino infallibile, irreversibile, impeccabile! Quello che trasforma la tua vita da una continua ricerca ad una incessante scoperta. Che tu possa risvegliarti al tuo Sè immenso ed Eterno! Con Immenso Amore,Ananda Ma (Malika)

Il femminile sacro e il maschile sacro

Il femminile sacro e il maschile sacro

Nella nostra società l’uomo è costretto a reprimere le proprie emozioni, a dimostrarsi sempre forte ed indifferente al dolore e insensibile a tutto quello che succede intorno a lui. Tutto questo lo costringe ad allontanarsi da chi è. A reprimere e a dimenticare completamente la sua parte femminile. Ed è questo che cerca in una donna. Di conseguenza quando giudichi un uomo un egoista, ti stai precludendo la possibilità di vedere la sua vera profondità. Fino a quando non metti da parte tutte le tue pretese, le tue richieste, non puoi veramente vedere l’amore, la compassione e la profondità presente in un uomo. E si tratta di qualcosa di così vasto che non puoi nemmeno immaginare. Cosa significa mettere da parte le tue pretese? Significa accogliere l’altro per quello che è, incarnare a pieno il tuo femminile e vedere nell’altro la persona che è realmente, senza desiderarla diversa. Mettere da parte le tue pretese, non significa rinunciare a chi sei, ma solo accoglierlo con tutti i suoi “difetti” e le sue debolezze. Solo quando lui si sentirà completamente accolto da te, senza pretesa, potrà accettare tutte le parti di sé e tornare ad abbracciare quella parte femminile a cui ha dovuto rinunciare. Tuttavia, per qualche strana ragione, la società tende a prendersi gioco di quei maschi in grado di mostrare la loro sensibilità. E non è solo la società a fare questo. Molto più spesso è la donna stessa a vedere in un uomo sensibile un debole. Per questo il mio invito è a fare sempre molta attenzione, perché a volte la profonda bellezza e l’amore più grande nasce proprio dalla forza di guardare all’altro, spogliandolo di tutte le tue richieste, da tutti i tuoi condizionamenti, non perché lui è diventato quello che desideri. Il tuo ruolo è solo quello di aiutarlo a riappacificarsi con quel femminile così profondamente represso… non di cambiarlo. Ananda Ma (Malika)

L’Amore Divino e le relazioni d’Amore

La Via Tantrica riporta all’Amore Divino, originario, quello che è già dentro di noi e che ci unisce al Tutto, ma che disimpariamo a causa di un’educazione sociale e religiosa che ci allontana da esso. A contatto con questo Amore, con la parte Divina dentro di noi, ritorniamo ad amare e ad accettare il nostro corpo, la nostra mente e le nostre emozioni esattamente per quello che sono. A questo punto, la “guarigione” accade, perché nasce una profonda compassione per se stessi, e di riflesso per gli altri e per la Vita. Quando sentiamo che l’Amore è già dentro di noi, che sgorga dai nostri Cuori, quando fluiamo nell’Amore, fluiamo con l’intera esistenza, con le relazioni, con gli amici, con il partner, con il proprio potere creativo; viviamo nell’abbondanza semplicemente perché accettiamo ciò che è così com’è e siamo grati di ciò che la Vita ci dà. Questo permette di vivere le nostre relazioni in modo totale ed appagante nella Gioia, proprio perché la connessione con il Divino presente in ognuno di noi ci permette di sentirci pieni e completi a prescindere dalla presenza o no dell’altro; l’altro rappresenta un completamento e non un bisogno. In questo spazio di Amore, l’incontro con l’altro trascende la dipendenza dall’altro, diventando condivisione con l’altro di Gioia, Piacere, Amicizia, Amore. Lo spazio del Tantra quindi è uno spazio del Cuore in cui poter lasciare cadere le paure e il giudice interiore e poter essere, oltre la Dualità della mente, nel piacere e nell’amore senza aspettativa, senza la paura di doversi proteggere da qualcosa, senza l’ansia di dover dimostrare qualcosa. È uno spazio sacro in cui potersi rilassare, perché nascono la fiducia in se stessi e nell’altro e la consapevolezza che siamo Amore, che l’Amore è un nostro diritto di nascita. Il nostro corpo e il nostro Cuore può finalmente aprirsi al dare e al ricevere in totale Amore e Libertà. Il Tantra porta al Risveglio, alla Consapevolezza che siamo su questa Terra per amare e per essere amati e non per soffrire! “Accogliere, per un Tantrika, non significa una forma di fatalismo passivo e idiota che subisce per principio quel che si presenta. Non è un sì nel quale mi faccio divorare e maltrattare dalla situazione fino all’annientamento o allo sfinimento. Accettare ciò che si presenta per un Tantrika equivale ad un sì attivo e multidirezionale. Un sì globale che percepisce ed ascolta ogni situazione nel suo insieme. Una forma di presenza totale che può accogliere al contempo la propria reattività e la reattività dell’altro. Accogliere, per un Tantrika, è ritrovare la capacità di aprire la propria mente ed il proprio cuore totalmente, così che ciò che appare in contraddizione possa riunirsi nel centro. Ovvero la fonte da cui nascono tutte le differenziazioni e le coppie di opposti. In questa posizione di apertura totale non ci sono più punti di vista da difendere, né posizioni da conservare ad ogni costo. Ritrovo la capacità di accogliere qualsiasi manifestazione. Esco dalla tendenza malata della mente che non può sopportare di accogliere due punti di vista diversi. Lascio la mente che oppone e differenzia, per trovare la mente che unisce. Lascio il cuore che si chiude e si protegge dal mondo, per ritrovare il cuore che si apre sino ad inglobare i contrari”. Nathalie Delay, Lettera ai Tantrika

La nostra sensorialità e le micromeditazioni

Per il Tantra, il punto di partenza per espandere la propria coscienza, il Sé oltre l’ego, è ritrovare la piena sensorialità nel corpo. Nel Tantra i desideri, le passioni e le emozioni hanno un grande potere creativo, in quanto, passando attraverso la sensorialità del corpo, diventano un mezzo per condurci alla parte più autentica e libera di noi. Per questo il Tantra viene definito “La Via del Piacere”. Liberando i nostri desideri e le nostre passioni da condizionamenti e da tabù atavici, in modo particolare quelli sulla sessualità, arriviamo all’accettazione consapevole della nostra bellezza e della nostra energia sessuale come qualcosa di naturale e pulito che possiamo manifestare in varie forme e canalizzare come forza creatrice per la realizzazione di noi stessi. A causa di una societàВ  e di una cultura che ci inibiscono e ci insegnano che la felicità e il piacere dipendono dall’esterno e non che nascono e sono già da dentro di noi, così come l’Amore ci viene dato e non che già ci appartiene, l’uomo contemporaneo è portato sempre di più a dare importanza alle cose materiali e a non sentirsi più nel corpo. Per questo, la sensorialità dell’essere umano è diventata via via sempre più grossolana, distratta e incapace di percepire le sensazioni sottili del corpo e le sfumature della vita che la rendono bella ed affascinante. Per reazione, quindi, vediamo persone che hanno sempre più bisogno di esperienze forti, di stimolazioni intense, pesanti ed invasive come l’uso di droghe o di alcool, o di altre esperienze estreme. Il Tantra, attraverso l’osservazione e la Presenza nel “qui e ora”, ci riporta a riscoprire la bellezza sottile di tutto ciò che ci circonda, rendendoci capaci di gioire profondamente per il tenue profumo di un fiore, per il tocco di una mano, per la bellezza di un suono o la vibrazione di un mantra, per il sapore di un frutto succoso in cui affondare la nostra bocca. Ecco, allora, il potere delle micromeditazioni, brevi attimi di meditazione che possiamo introdurre nella nostra vita quotidiana per sviluppare una sensorialità sottile, capace di cogliere le sfumature e, con esse, la ricchezza della vita. Ogni gesto della nostra vita quotidiana può diventare così una raffinata esperienza di meditazione, se semplicemente lo viviamo nel “qui e ora” con la Presenza totale di tutti i nostri cinque sensi.В  Per qualche secondo, un minuto, più volte al giorno, porto la Presenza a quello che faccio e mi inebrio con tutti i sensi di quello che sto facendo: mentre faccio la doccia, sento ogni goccia d’acqua sulla mia pelle; mentre cammino per strada o esco di casa, lascio che il mio sguardo si perda per qualche attimo nel cielo o si dissolva in una nuvola; mentre mangio, mi lascio invadere da un sapore piccante o amaro;!.. Il vivere con intensità il “qui e ora” e calarsi nella pienezza della vita, ci permette di fare di ogni gesto un’esperienza sublime, di meravigliarci di ogni situazione, di cogliere la magnificenza e la sacralità di ogni istante, facendoci vedere che tutto è perfetto così, anche quando ad un occhio superficiale e alienato В le cose sembrano sbagliate o negative. Tutto riveste un senso, e tutto va bene così com’è. Innalzando il livello della nostra sensorialitàВ  e della nostra capacità di cogliere la bellezza in ogni cosa, diventiamo sempre più consapevoli del senso di meraviglia e di stupore emanato dalla Creazione e che avvolge ogni esperienza. Con le micromeditazioni, impariamo a stare sempre di più nel “qui e ora”, e la nostra mente sentirà sempre meno il bisogno di andare “altrove”, in un “là e allora” o nel futuro; la consapevolezza crescerà e la coscienza inizierà a dilatarsi. Strettoie e schemi mentali inizieranno a sgretolarsi, paure ed ansie a diminuire. Questa è la meditazione: totale presenza, apertura e dilatazione della coscienza che scopre l’eternità nell’attimo presente.   Tre vie, tre modi di meditare Il maestro tantrico che ho incontrato nel 2010, Daniel Odier, mi ha insegnato tre modi di meditare del Tantra kashmiro e dell’Oddyana, che a sua volta gli vennero trasmessi dal grande maestro Dzogchen Dudjiom Rimpoché, così come Padmasambhava li aveva introdotti nel Tibet nell’VIII sec. La non-meditazione “In una posizione confortevole, nella calma e nel silenzio, la schiena ben diritta, perfettamente disteso, la respirazione naturale, dolce e silenziosa, poni la tua attenzione in uno stato di presenza assoluta senza che la mente vaghi nei tre tempi. E’ lo stato naturale della mente che resta spontaneamente nella condizione di non-distrazione, di non-produzione, di non-meditazione”. La meditazione del Cuore “Se non puoi entrare subito in questo stato, concentrati su una lettera rosso fuoco nel centro del cuore, di una misura che senti appropriata. Che questa immagine sia vivamente presente. Che assorba tutta la tua attenzione”. La concentrazione e la quiete “Se questa meditazione è difficile, prendi un oggetto semplice, come un ciottolo o un pezzo di legno, posalo davanti a te, dirigi il tuo sguardo sull’oggetto senza sbattere le palpebre, non lasciare null’altro occupare la tua mente e poniti nella presenza in modo naturale e disteso. Guarda tutto ciò che ti si presenta senza afferrarlo e gradualmente raggiungerai la pace. Tutto ciò che emerge si libera naturalmente, senza sforzo da parte tua. Ben presto non potrai più uscire da questo stato non concettuale e non avrai più neppure il desiderio di muoverti. Sarà il segno che ti stai familiarizzando con la quiete e arriverai alla spontaneità”. La meditazione è avventura, la più grande avventura che la mente umana possa intraprendere. Meditazione è semplice esistere, senza far nulla: senza azione, senza pensiero, senza emozione.В  Sei semplicemente e vibri di pura letizia. Dove ha origine questa letizia, visto che non stai facendo nulla? Non ha un’origine, oppure si sprigiona da tutto. Non ha causa, in quanto resistenza si compone di quella sostanza chiamata gioia. Osho

Lettera ai Tantrika

Essere un Tantrika all’interno della società, nella vita di tutti i giorni, significa accogliere ogni situazione che mi provoca come un’occasione per fronteggiare i miei limiti, le mie restrizioni. E se ho la capacità di fronteggiarli, allora ho lo strumento migliore che l’universo mi offre direttamente per guadagnare un po’ più di spazio, un po’ più di libertà. Ogni volta che oso guardare, accogliere senza giudizi ciò che mi disturba, scopro un po’ più di spazio in me. Al contrario, appena resisto, chiudo un po’ lo spazio del mio cuore e della mia mente, mi restringo e mi ripiego un po’ di più su me stessa. In questo movimento di ritrazione mi irrigidisco, perdo la fluidità naturale del corpo e della mente e proseguo la costruzione inesorabile della corazza. La corazza mi protegge dalle situazioni spiacevoli, ma mi isola sempre più, fino a quando mi sento miserabilmente sola e abbandonata. A furia di proteggermi dal mondo, quest’ultimo non riesce più ad accedere al mio cuore. In realtà sono io che abbandono il mondo, rifiutando di farmi destabilizzare, rifiutando la mia vulnerabilità. Accogliere, per un Tantrika, non significa una forma di fatalismo passivo e idiota che subisce per principio quel che si presenta. Non è un sì nel quale mi faccio divorare e maltrattare dalla situazione fino all’annientamento o allo sfinimento. Accettare ciò che si presenta per un Tantrika equivale ad un sì attivo e multidirezionale. Un sì globale che percepisce ed ascolta ogni situazione nel suo insieme. Una forma di presenza totale che può accogliere al contempo la propria reattività e la reattività dell’altro. Accogliere, per un Tantrika, è ritrovare la capacità di aprire la propria mente ed il proprio cuore totalmente, così che ciò che appare in contraddizione possa riunirsi nel centro. Ovvero la fonte da cui nascono tutte le differenziazioni e le coppie di opposti. In questa posizione di apertura totale non ci sono più punti di vista da difendere, né posizioni da conservare ad ogni costo. Ritrovo la capacità di accogliere qualsiasi manifestazione. Esco dalla tendenza malata della mente che non può sopportare di accogliere due punti di vista diversi. Lascio la mente che oppone e differenzia, per trovare la mente che unisce. Lascio il cuore che si chiude e si protegge dal mondo, per ritrovare il cuore che si apre sino ad inglobare i contrari. Essere un Tantrika significa meravigliarsi di ogni situazione. Significa essere creativi all’interno della propria vita quotidiana. Inutile scrivere poemi insipidi, o dipingere croste pretendendo di essere artisti. Posso divenire un’artista del quotidiano. Quando oso essere meno prevedibile per il mio gatto, per i miei figli, per il mio compagno, per il mio titolare. Allora semino una scintilla, un granello di colore nel grigiume del mio quotidiano. Quell’ordinario in cui lo straordinario non ha più posto. Dove la noia domina poiché sono diventata così prevedibile che non sorprendono più nessuno, neppure me stessa. Divento talmente paura e protettiva che non mi prendo più alcun rischio. Un funzionario del quotidiano che non sopporta più di essere disturbato, né sviato. Ma se oso risvegliarmi ogni mattino senza sapere, allora poso uno sguardo fresco e nuovo su ciò che mi circonda. Come il pittore o lo scrittore davanti al foglio bianco, ogni mattino, mi immergo nella respirazione, nella piena presenza per trovare la parola o il gesto giusto. Quello che corrisponde all’istante e non una parola o un gesto meccanico e ripetitivo che puzza di marcio a furia di fermentare nel mio sistema psicocorporeo. Essere un Tantrika significa utilizzare tutte le situazioni della vita quotidiana per approfondire la coscienza e la presenza. Per qualche minuto sento ogni goccia d’acqua che scivola sulla mia pelle quando faccio la doccia. Sento la brezza sul volto quando cammino per recarmi al lavoro. Lascio per qualche minuto il mio sguardo dissolversi nel cielo azzurro. Mi lascio invadere dalla risonanza di una sirena dalla punta dei piedi sino alla punta dei capelli! Essere un Tantrika significa integrare l’insieme delle esperienze sensoriali alla propria vita. Non scindo il reale in due categorie: la profana e la sacra. Considero ogni esperienza sacra nel momento in cui c’è coscienza e presenza. E la qualità e la profondità della presenza dipenderanno dalla mia capacità di lasciare la sensazione pura Ovvero scevra da ogni commento, libera dalla mia arroganza nell’afferrare ed appropriarmi di ogni esperienza. Se trovo la disponibilità ed il coraggio di offrire l’insieme del mio essere all’ascolto silenzioso e sensoriale della vita, allora scopro che la realtà è intrisa di assoluto. Allora la mia ansia si placa, comprendo in modo totalmente organico che non vi è nulla da cambiare, nulla da sopprimere, nulla da bandire poiché tutto è espressione del divino. In questo stato di distensione profonda, totale, il mio corpo e la mia mente perdono i loro limiti e si uniscono naturalmente alla totalità. Essere un Tantrika è ritrovare il gusto del gioco, la leggerezza del bambino e fare almeno una sciocchezza al giorno. È smetterla di prendermi così sul serio e di credermi tanto importante. Ho il coraggio di guardare la mia pretesa di credere che “io so”, per tutto il pianeta. Ritrovo l’umiltà di stare nel “non so”. Così lascio andare l’abitudine di accumulare informazioni e conoscenze limitate al mio punto di vista. Lascio l’intelligenza discorsiva e chiacchierona calmarsi poco a poco e tacere, smettendo di alimentarla. E quando i discorsi ed i commenti sul mondo tacciono, posso infine accedere all’intelligenza intuitiva. Ovvero una conoscenza che ritrova la sua universalità, perché non ha più bisogno di tagliare il mondo in nozioni separate che si oppongono. Allora accedo alla conoscenza che non ha limite. La mia comprensione è diretta, intuitiva, nasce da un vero contatto con ciò che è. Sgorga dalla mia percezione sensibile e dal mio ascolto globale. Questa conoscenza non è più oscurata dal filtro opaco dei concetti, dei giudizi e delle credenze che mi derubano l’essenza originale della realtà. Ritrova la sua fluidità, la sua freschezza e la sua armonia con il mondo. Nathalie Delay