La Via del Cuore

La Via del Cuore
La Via del Cuore

La nostra sensorialità e le micromeditazioni

Per il Tantra, il punto di partenza per espandere la propria coscienza, il Sé oltre l’ego, è ritrovare la piena sensorialità nel corpo.

Nel Tantra i desideri, le passioni e le emozioni hanno un grande potere creativo, in quanto, passando attraverso la sensorialità del corpo, diventano un mezzo per condurci alla parte più autentica e libera di noi. Per questo il Tantra viene definito “La Via del Piacere”.

Liberando i nostri desideri e le nostre passioni da condizionamenti e da tabù atavici, in modo particolare quelli sulla sessualità, arriviamo all’accettazione consapevole della nostra bellezza e della nostra energia sessuale come qualcosa di naturale e pulito che possiamo manifestare in varie forme e canalizzare come forza creatrice per la realizzazione di noi stessi.

A causa di una società  e di una cultura che ci inibiscono e ci insegnano che la felicità e il piacere dipendono dall’esterno e non che nascono e sono già da dentro di noi, così come l’Amore ci viene dato e non che già ci appartiene, l’uomo contemporaneo è portato sempre di più a dare importanza alle cose materiali e a non sentirsi più nel corpo. Per questo, la sensorialità dell’essere umano è diventata via via sempre più grossolana, distratta e incapace di percepire le sensazioni sottili del corpo e le sfumature della vita che la rendono bella ed affascinante. Per reazione, quindi, vediamo persone che hanno sempre più bisogno di esperienze forti, di stimolazioni intense, pesanti ed invasive come l’uso di droghe o di alcool, o di altre esperienze estreme.

Il Tantra, attraverso l’osservazione e la Presenza nel “qui e ora”, ci riporta a riscoprire la bellezza sottile di tutto ciò che ci circonda, rendendoci capaci di gioire profondamente per il tenue profumo di un fiore, per il tocco di una mano, per la bellezza di un suono o la vibrazione di un mantra, per il sapore di un frutto succoso in cui affondare la nostra bocca.

Ecco, allora, il potere delle micromeditazioni, brevi attimi di meditazione che possiamo introdurre nella nostra vita quotidiana per sviluppare una sensorialità sottile, capace di cogliere le sfumature e, con esse, la ricchezza della vita. Ogni gesto della nostra vita quotidiana può diventare così una raffinata esperienza di meditazione, se semplicemente lo viviamo nel “qui e ora” con la Presenza totale di tutti i nostri cinque sensi.  Per qualche secondo, un minuto, più volte al giorno, porto la Presenza a quello che faccio e mi inebrio con tutti i sensi di quello che sto facendo: mentre faccio la doccia, sento ogni goccia d’acqua sulla mia pelle; mentre cammino per strada o esco di casa, lascio che il mio sguardo si perda per qualche attimo nel cielo o si dissolva in una nuvola; mentre mangio, mi lascio invadere da un sapore piccante o amaro;…..

Il vivere con intensità il “qui e ora” e calarsi nella pienezza della vita, ci permette di fare di ogni gesto un’esperienza sublime, di meravigliarci di ogni situazione, di cogliere la magnificenza e la sacralità di ogni istante, facendoci vedere che tutto è perfetto così, anche quando ad un occhio superficiale e alienato  le cose sembrano sbagliate o negative. Tutto riveste un senso, e tutto va bene così com’è. Innalzando il livello della nostra sensorialità  e della nostra capacità di cogliere la bellezza in ogni cosa, diventiamo sempre più consapevoli del senso di meraviglia e di stupore emanato dalla Creazione e che avvolge ogni esperienza.

Con le micromeditazioni, impariamo a stare sempre di più nel “qui e ora”, e la nostra mente sentirà sempre meno il bisogno di andare “altrove”, in un “là e allora” o nel futuro; la consapevolezza crescerà e la coscienza inizierà a dilatarsi. Strettoie e schemi mentali inizieranno a sgretolarsi, paure ed ansie a diminuire.

Questa è la meditazione: totale presenza, apertura e dilatazione della coscienza che scopre l’eternità nell’attimo presente.

 

Tre vie, tre modi di meditare

Il maestro tantrico che ho incontrato nel 2010, Daniel Odier, mi ha insegnato tre modi di meditare del Tantra kashmiro e dell’Oddyana, che a sua volta gli vennero trasmessi dal grande maestro Dzogchen Dudjiom Rimpoché, così come Padmasambhava li aveva introdotti nel Tibet nell’VIII sec.

La non-meditazione
“In una posizione confortevole, nella calma e nel silenzio, la schiena ben diritta, perfettamente disteso, la respirazione naturale, dolce e silenziosa, poni la tua attenzione in uno stato di presenza assoluta senza che la mente vaghi nei tre tempi. E’ lo stato naturale della mente che resta spontaneamente nella condizione di non-distrazione, di non-produzione, di non-meditazione”.

La meditazione del Cuore
“Se non puoi entrare subito in questo stato, concentrati su una lettera rosso fuoco nel centro del cuore, di una misura che senti appropriata. Che questa immagine sia vivamente presente. Che assorba tutta la tua attenzione”.

La concentrazione e la quiete
“Se questa meditazione è difficile, prendi un oggetto semplice, come un ciottolo o un pezzo di legno, posalo davanti a te, dirigi il tuo sguardo sull’oggetto senza sbattere le palpebre, non lasciare null’altro occupare la tua mente e poniti nella presenza in modo naturale e disteso. Guarda tutto ciò che ti si presenta senza afferrarlo e gradualmente raggiungerai la pace. Tutto ciò che emerge si libera naturalmente, senza sforzo da parte tua. Ben presto non potrai più uscire da questo stato non concettuale e non avrai più neppure il desiderio di muoverti. Sarà il segno che ti stai familiarizzando con la quiete e arriverai alla spontaneità”.

La meditazione è avventura, la più grande avventura che la mente umana possa intraprendere. Meditazione è semplice esistere, senza far nulla: senza azione, senza pensiero, senza emozione.  Sei semplicemente e vibri di pura letizia. Dove ha origine questa letizia, visto che non stai facendo nulla? Non ha un’origine, oppure si sprigiona da tutto. Non ha causa, in quanto resistenza si compone di quella sostanza chiamata gioia.

Osho